Glow Effect

Pubblicato: 03/08/2013 in Color Correction
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Il Glow non è propriamente un effetto di correzione o gradazione del colore ma bensì un intervento atto a sfumare e rendere “soffici” certi punti di un’immagine. Lo scopo è quello di donare un’aurea di sogno e di mistero ai personaggi o agli ambienti visualizzati, enfatizzando così parti di una sceneggiatura con il solo intervento grafico di diffusione delle luci. Quello che andremo a descrivere nell’articolo riguarderà la sola diffusione delle alte luci, imparando a selezionare solamente quest’ultime in modo che l’effetto Glow sia presente in maniera dosata e coerente nelle nostre immagini.

Un po’ di storia dell’effetto Glow
L’effetto Glow, letteralmente incandescenza, splendore, è quell’effetto che si ha quando le alte luci vengono avvolte da un alone dello stesso colore. Da non confondersi con l’effetto Flou dove praticamente tutta l’immagine è interessata dalla diffusione delle luci, creando un effetto confuso e con una notevole perdita di dettaglio. Il Glow ha quindi l’indubbio vantaggio di mantenere il dettaglio nel range medio e basso della scala di grigi, regalando così immagini luccicanti ma sempre ben definite.

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Nel cinema è stato utilizzato di frequente specialmente negli anni ‘70/’80 da registi quali Brian De Palma, bisogna però dire che, essendo l’effetto spesso ottenuto tramite filtri ottici interposti davanti all’obiettivo della camera, il risultato finale era sì quello della diffusione delle alte luci ma con un certo coinvolgimento di tutta l’immagine e della relativa scala di grigi, rendendo l’intervento molto meno preciso di quanto non sia possibile oggi con la moderna tecnica digitale. I risultati sono ben visibili in film quali Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re (The Lord of the Rings – The Return of the King, 2003), Kill Bill vol. 2 (id., 2004) o anche il thriller I Soliti Sospetti (The Usual Suspects, 1995) dei quali possiamo vedere delle sequenze dimostrative sotto:

Le ultime due sequenze sono degli ottimi esempi dove si può notare che l’uso fatto dell’effetto Glow non è di tipo classico, ovvero scena onirica, flash back o sognante, ma bensì un uso decorativo potremmo dire, per donare brillantezza a parti dei personaggi. In questi casi è lecito pensare che la scelta fatta sia stata dettata dal gusto personale più che dalla narrazione, forse valutata insieme ad un ventaglio di possibilità fornite dal direttore della fotografia. Altro esempio divenuto classico é Minority Report (id., 2002) nel quale Steven Spielberg ha letteralmente inondato le immagini di Glow e di effetti di aberrazione e riflessione ottica, viste poi in altri film estremi visivamente quali il giapponese Casshern (id., 2004).

La realizzazione dell’effetto in pratica
Come accennato il nostro effetto limita il proprio campo d’azione alle alte luci, in modo da imitare quello che avviene nell’occhio umano quando si visualizza un’immagine con dei forti punti luminosi intono ai quali si crea una sorta di alone di luce diffusa. L’effetto che se ne ottiene è molto gradevole visivamente e non crea perdite di dettaglio nel resto dell’immagine.
Analizziamo come al solito l’effetto in dettaglio utilizzando Photoshop quale strumento per l’applicazione e la misura dei parametri. La premessa perché tale effetto sia realizzabile è che nell’immagine siano presenti dei bianchi o quantomeno delle zone assimilabili alle alte luci, che andremo poi a selezionare.

Prendiamo l’immagine seguente, particolarmente adatta allo scopo, duplichiamo il livello con CTRL+J:

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adesso selezioniamo le alte luci nel livello duplicato utilizzando il comando Threshold richiamabile da menu Image > Adjustments > Threshold ed impostiamo un valore di soglia di 220. Tale valore non è tassativo ma solo derivato dall’esperienza, nulla vieta che per la selezioni delle luci si possano utilizzare altri metodi quale i Livelli o le Curve.

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L’immagine risultante che otterremo sarà la seguente:

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a questo punto applichiamo l’effetto Gaussian Blur con un valore empirico di 10.0 in modo da diffondere le zone bianche selezionate:

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Il layer con gli effetti Threshold + Gaussian Blur applicati è posizionato sopra l’immagine originale, adesso non dobbiamo fare altro che fonderlo con il sottostante, prestando attenzione al fatto che i bianchi e grigi vengano sovrapposti mentre le zone nere risultino completamente invisibili. Per ottenere questo ci rivolgiamo ad un “blending mode” specifico denominato Screen. Come già descritto nell’articolo riguardante il Bleach Bypass, il blending mode Screen agisce praticamente in modo opposto rispetto al Multiply. Per ogni canale lo Screen moltiplica l’inverso del Background e del Foreground per creare il colore risultante e da questo si ottengono dei pixel più luminosi a meno che il colore del Foreground non sia nero, in tal caso il risultato non cambia. Il tutto viene diviso per 255 in modo che si rientri nel range 0-255. L’uso classico è quello di aumentare il dettaglio in zone scure (ricordiamo che per invertire un colore l’operazione che viene eseguita è: 255 – X dove X è il canale colore Red, Green, oppure Blue). La formula del blending mode Screen è la seguente:

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Dove:

R = valore risultante (pixel per ogni canale RGB)
B = layer di sfondo (Background, nel nostro caso)
F = layer in primo piano (Foreground, “Glow Effect” nel nostro caso)

Da questo deduciamo che è proprio il blending mode che fa al nostro caso ed infatti il risultato finale sarà il seguente:

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Questo è in teoria quello che si deve fare per ottenere l’effetto Glow sulle nostre immagini. Di seguito vedremo come replicare tale intervento utilizzando i programmi di compositing e di editing della Suite Adobe, fermo restando che tale effetto è replicabile con qualsiasi software evoluto.

Glow Effect in After Effects
Iniziamo la descrizione dell’effetto Glow utilizzando uno dei più famosi software di compositing in circolazione. Per ottenere il nostro effetto ci rivolgiamo come al solito al flessibile Calculations. Ogni volta che abbiamo necessità di fondere con un blending mode un layer su se stesso il Calculations è l’effetto che dobbiamo utilizzare, evitando così di duplicare il layer da soprapporre.
Anche in questo caso abbiamo creato un Custom Effect denominato “Glow Effect”, molto semplice per la verità, che comprende solamente due regolazioni: Glow Light e Glow Blurriness.

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Glow Light: regola la quantità di luci alte che verranno interessate dall’effetto Glow.
Glow Blurriness: regola la dimensione dell’alone nelle luci alte selezionate.

I due parametri sono molto intuitivi e non necessitano di particolari delucidazioni ma solo di essere testati nel campo. Il Custom Effect come al solito fa riferimento, tramite expressions, ai filtri classici di After Effects. In questo caso:

FX Highlights: in realtà il filtro Threshold rinominato
FX Blur: in realtà il filtro Fast Blur rinominato
FX Screen: in realtà il filtro Calculations rinominato

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Il Glow Effect può essere applicato sia al layer di destinazione che ad un adjustment layer, in questo secondo caso si ha l’indubbio vantaggio di poterne regolare l’intensità agendo sul parametro Opacity.

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DOWNLOAD GLOW EFFECT CUSTOM FILTER

Glow Effect in Premiere Pro
In Premiere Pro è sufficiente replicare passo passo quello visto per After Effects, non abbiamo la possibilità di salvare un Preset con i tre filtri necessari ma data la semplicità di realizzazione dell’effetto è sufficiente trascinare dalla finestra Effects nella nostra traccia video i filtri nel seguente ordine:

– Threshold (Level = 218)
– Fast Blur (Blurriness = 25; Repeat Edge Pixel = On)
– Calculations (Second Layer Opacity = 100%; Blending Mode = Screen)

E modificare i parametri come riportato sopra ed in figura per ottenere già un buon effetto Glow sul quale lavorare:

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Conclusioni
Il Glow Effect appena descritto, come tutti gli effetti visivi, deve avere uno scopo ben preciso, non deve essere utilizzato come semplice abbellimento, cosa che purtroppo spesso si vede. Nessuno vieta di utilizzare tale effetto solo per dare lucentezza ad un intero video o film ma ricordatevi che alla lunga può stancare. Per imparare ad usare gli effetti visivi il nostro consiglio è sempre quello di osservare chi ha più esperienza di noi, dai grandi direttori della fotografia ai grandi registi, cercando di carpire le motivazioni di fondo che hanno fatto propendere per tali scelte.

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